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Alekos PANAGULIS

Viaggio per acque sconosciute su una nave simile a milioni di altre navi che vagano per oceani e mari lungo percorsi dagli orari perfetti. E molte ancora proprio molte anche queste ormeggiano nei porti. Per anni ho caricato questa nave di tutto ciò che mi davano e che prendevo con gioia sconfinata. E poi lo ricordo quasi fosse oggi la dipingevo con colori smaglianti e stavo attento che in nessun punto vi cadesse una macchia. La volevo bella per il mio viaggio. E dopo aver atteso tanto, proprio tanto venne infine l’ora di salpare. E salpai. Il tempo passava e io incominciavo a tracciare la rotta ma non come mi avevano detto nel porto sebbene la nave mi sembrasse diversa anche allora. Così il mio viaggio ora lo vedevo diverso. Senza più ansia di approdi e commerci il carico mi appariva ormai inutile. Ma continuavo a viaggiare conoscendo il valore della nave. Conoscendo il valore che portavo.

Il popolo! Il buon popolo che non ha mai colpa in quanto è povero, ignorante, innocente! Il buon popolo che va sempre assolto perché è sfruttato, manipolato, oppresso! Come se gli eserciti fossero composti solo da generali e da colonnelli! Come se a sparare sugli inermi, a fare la guerra e a distruggere le città fossero i capi di stato maggiore e basta! Come se i soldati dei plotoni di esecuzione non fossero figli del popolo! Come se ad accettare i re sul trono non fosse il popolo! Come se a inchinarsi ai tiranni non fosse il popolo, come se a votare per i padroni non fosse il popolo! Come se la libertà si potesse assassinare senza il consenso del popolo, senza la vigliaccheria del popolo, senza il silenzio del popolo! Cosa vol dire popolo? Chi è il popolo? Sono io il popolo! Sono i pochi che lottano e disobbediscono, il popolo! Loro non sono popolo! Sono gregge, gregge, gregge, gregge!

Molti intellettuali credono che essere intellettuali significhi enunciare ideologie, o elaborarle, manipolarle, e poi sposarle per interpretare la vita secondo formule e verità assolute. Questo senza curarsi della realtà, dell'uomo, di loro stessi, cioè senza voler ammettere che essi stessi non sono fatti solo di cervello: hanno anche un cuore o qualcosa che assomiglia a un cuore, e un intestino e uno sfintere, quindi sentimenti e bisogni estranei all'intelligenza, non controllabili dall'intelligenza. Questi intellettuali non sono intelligenti, sono stupidi, e in ultima analisi non sono nemmeno intellettuali ma sacerdoti di una ideologia. Con l'ottusità dei sacerdoti non riconoscono che, una volta sposati all'ideologia, e peggio ancora se sposati all'ideologia con un matrimonio che esclude l'adulterio e il divorzio, non si è più liberi di pensare. Perché si piega tutto a quella soluzione, si giudica tutto secondo quegli schemi: da una parte l'inferno e dall'altra il paradiso, da una parte il lecito e dall'altra l'illecito. Ergo, per fare i coerenti costoro diventano incoerenti anzi disonesti. Prendi l'intellettuale di sinistra, l'intellettuale che oggi va di moda, o meglio l'intellettuale che segue la moda per comodità o per paura o per mancanza di fantasia: egli sarà sempre pronto a condannare le dittature di destra, bontà sua, però mai o quasi mai le dittature di sinistra. Le prime le disseziona, le studia, le combatte coi libri e coi manifesti; le seconde le tace o le scagiona o al massimo le critica con imbarazzo e con timidezza. In certi casi addirittura ricorrendo a Macchiavelli: il fine-giustifica-i-mezzi. Quale fine? Quello di una società concepita su principii astratti, calcoli matematici, due più due fa quattro, tesi e antitesi uguale sintesi, e cioè senza tener conto che nella matematica moderna due più due non fa necessariamente quattro, magari fa trentasei, o senza tener conto che nella filosofia più avanzata la tesi e l'antitesi sono la medesima cosa, che la materia e l'antimateria sono due aspetti dell'indentica realtà? E' grazie ai loro calcoli, cioè al lugubre fanatismo delle ideologie, all'illusione anzi alla presunzione che il Buono e il Bello stiano da una parte sola, che un genocidio o un assassinio o un abuso sono considerati illegittimi se avvengono a destra e diventano legittimi o almeno giustificabili se avvengono a sinistra. Conclusione, il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi: i sacerdoti laici e non disposti ad ammattere che la vita (ciò che essi chiamano Storia) provvede da sola a ridimensionare le loro masturbazioni mentali, quindi a dimostrare l'artificialità del dogma. La sua fragilità, la sua irrealtà. Se non fosse così, perchè i regimi comunisti ripeterebbero le stesse infamie dei regimi capitalisti? Perchè avrebbero gli stessi Joannidis, gli stessi Hazizikis, gli stessi Teofilojannacos, gli stessi Zararikis dei regimi fascisti? E perché si combatterebbero fra loro, sorretti da sentimenti e bisogni come l'amor di patria e il nazionalismo egoista? E' tempo di denunciare il malanno, senza timidezze, senza imbarazzi, senza paure. E per farlo non bisogna fermarci a Marx e ai marxisti, bisogna tornare indietro di almeno duemila anni, rifarsi all'ideologia cristiana. E' quella che ha concepito l'innaturale divisione, da una parte il lecito e dall'altra l'illecito, da una parte il Paradiso e dall'altra l'Inferno. Oggi i padroni del nostro cervello, i teologi della sinistra, non fanno che ripetere gli errori di quei maestri: togli all'asta della bandiera la croce, mettici la falce e il martello, e vedrai che rimane la stessa cosa: un cencio che sventola i soliti privilegi, le solite ambizioni, i soliti imbrogli.