CENTRO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE ACCREDITATO PRESSO LA REGIONE MOLISE
Via Cavour n°26 - 86100 Campobasso (CB) - Tel E Fax 0874418486 - P.I. 00971410709
            
SEGUICI SU
            

CASA
CHI SIAMO
AREE DI ATTIVITA'
FORMAZIONE
LAVORA CON NOI
NOVITÀ
BACHECA
V.K.R.S.
NOTIZIARIO
CONTATTI

Alda MERINI

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Anche oggi sarò dentro la storia

della mia vita. Ma non era l'oggi

che io volevo quand'ero bambina :

oggi è un giorno diverso, senza grida,

afono e grigio come una fontana.

Oggi è l'oggi di ieri manifesto

solo nel mio respiro prigioniero:

o larghe nubi come fonderei

volentieri il mio passo

dentro quel cielo che racchiude tutta

tutta l'avversità del mio destino.

A tutti i giovani raccomando:

aprite i libri con religione,

non guardateli superficialmente,

perchè in essi è racchiuso

il coraggio dei nostri padri,

E richiudeteli con dignità

quando dovete occuparvi di altre cose.

Ma soprattutto amate i poeti.

Essi hanno vangato per voi la terra

per tanti anni, non per costruirvi tombe,

simulacri, ma altari.

Pensate che potete camminare su di noi

come su dei grandi tappeti

e volare oltre questa triste realtà quotidiana.

Gli alberi tutti, gioia della terra,
hanno ferme radici
nella tristezza d’ogni poverello;
io li ho colpiti ai margini con grazia,
togliendo forza ad ogni fantasia.
Spazio non ho più dentro le pupille
ma sicurezza d’ogni cosa pura,
ma minuzia d’oggetti
che apprezzo, sollevandoli nel fuoco
della mia carità senza confini.
L’uomo non soffre attorno a sé una fine,
ma io ho un chiaro disegno
di povertà come una veste ardita
che mi chiude entro sfere di parole,
di parole d’amore,
che indirizzo agli uccelli, all’acqua, al sole
e che mi rendo tutte assai precise,
premeditata morte di dolcezza.

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.